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Spiaggia naturista a Messina, Arcigay suggerisce riconoscimento e invoca Prefetto e Comune

MESSINA – Scoppia il caso della “spiaggia naturista” nel messinese non autorizzata dall’Amministrazione locale ma segnalata da qualche guida turistica e sul sito ufficiale del turismo in Sicilia: https://www.visitsicily.info/naturismo-in-sicilia/. Lo scorso luglio, due vacanzieri (che non si conoscono) sono stati beccati in versione “come mamma l’ha fatto” dalla Polizia Municipale nella porzione di spiaggia sotto Capo Rasocolmo, a Piano Torre, accanto alle “Montagne di Sabbia” (quasi nel borgo Santo Saba) e sono stati puniti con una multa di 3mila 333 euro a testa. Il reato contestato è ai sensi del decreto legislativo 8/2016, per atti contrari alla pubblica decenza. Quella fascia di costa molto isolata è frequentata da naturisti da 50 anni e rappresenta una “consuetudine” (come decanta l’Arcigay Messina) per chi abbraccia questo movimento (come capita nella spiaggia di Marinello e Fondaco Parrino – Letojanni), pur sempre vietato dalle norme italiane.

La spiaggia “che scandalizza” è pubblica o privata?    

Il proprietario della spiaggia Francesco Reitano che è un noto viticoltore ed imprenditore del messinese è “contrario a questo degrado sociale” che si è venuto a creare in un riquadro magnifico del versante tirrenico. Si dichiara “disponibile ad un confronto con le associazioni naturiste ma il riconoscimento e l’eventuale affitto per questo utilizzo dipendono dall’Amministrazione Pubblica e devono passare dal rispetto dei residenti del circondario e della legge”. Solo una lingua di terra che procede dalla battigia e si allarga verso “Santo Saba” appartiene al Demanio Marittimo. «Chi si addentra nella scogliera non fa nudismo ma ben altro – ha sottolineato Reitano nel primo incontro al Comune -. Troviamo una soluzione condivisa ed intelligente, non costringetemi ad installare le telecamere con l’ok dei Vigili Urbani perché siamo nel mio territorio privato». A noi ribadisce: «Su un reato non può esistere consuetudine. Perciò, le Forze dell’Ordine hanno agito legittimamente perseguendo la condotta nudista di quel frangente».

L’arrivo dell’Autorità Giudiziaria a luglio su quei luoghi è stato determinato dallo stesso titolare di “Tenuta Rasocolmo” che ha denunciato la presenza di un manufatto abusivo (ampliato su una torretta normanna con veranda e cancello d’ingresso) e ricadente nella sua proprietà. E’ vero che gli agenti hanno apposto i sigilli a quella costruzione di cui Reitano è adesso il “custode” ma chi circolava in costume adamitico si è palesato da sé al controllo ispettivo.

Ecco dove finisce il caso

Il caso che ha fatto già parlare molto sul web finisce nella IV Commissione consiliare di Palazzo Zanca che si occupa di Politiche del Mare e a cui l’Arcigay Macwan di Messina ha chiesto una convocazione urgente il prossimo 31 agosto. I convocati necessari per il Presidente provinciale dell’associazione Rosario Duca sembravano una squadra calcistica: il Sindaco De Luca o l’assessore competente Dafne Musolino, la Capitaneria di Porto, la Sta di Messina, i dirigenti di Polizia Municipale, dei Servizi ambientali e Servizi territoriali e urbanistici, il Legale rappresentante della “Tenuta Rasocolmo” e gli avvocati dello Sportello Legale dell’Arcigay. Così, il Presidente di Commissione Giovanni Scavello ha ristretto il campo (per questioni anti – Covid) alla delegata di Giunta Musolino, al Comandante dei Vigili Urbani e ai componenti del Consiglio coinvolti, senza interpellare il Garante per l’Infanzia Angelo Fabio Costantino, per quanto Duca avesse sollecitato la sua presenza. «Ci sarà tempo per gli esperti – ha spiegato Scavello -. Bisogna capire la proposta di Arcigay, in funzione dei confini e della titolarità della spiaggia che si intende utilizzare come ‘zona riservata’ e se si cercano alternative». Alcuni abitanti delle villette a ridosso della scogliera lamentano di aver subito disagi nel vedere “spettacolini fronte mare” e pensano alle famiglie e ai bimbi che transitano su quel litorale. In realtà, la spiaggia è lontana dal centro urbano e dalla costa scelta dagli avventori tradizionali. Anzi, è invidiabile per il suo carattere selvaggio. Anche per questo, il Presidente Duca ha lanciato una petizione popolare che avvalora il suo intervento in Commissione consiliare il prossimo martedì per dedicare lo spazio ai naturisti. Inoltre, uno dei turisti sanzionati si è rivolto allo Sportello legale dell’Arcigay per presentare ricorso al Prefetto di Messina e, in seconda battuta, al Giudice di Pace. L’altro turista ha soprasseduto ed è ripartito (come il ricorrente).

Precisazioni dell’imprenditore e dell’Arcigay  

Dopo un sopralluogo vano alla spiaggia lo scorso 9 agosto, a cui solo il proprietario, Duca e il Presidente dell’Associazione Naturista Siciliana Nino Pistone hanno aderito, ecco il parere degli attori della vicenda. «Io consento alle persone di andare sulla mia spiaggia – sostiene Reitano – perché è un bel posto da tutelare per un interesse geologico e marino internazionale. Ma dobbiamo eliminare l’idea di un sito di turismo ambiguo e appuntamenti a luci rosse». «Ci sono parecchie testimonianze su internet e reclami telefonici – continua -. Se ci dobbiamo nascondere dietro al naturismo, mi metto di traverso». La proposta di creare un lido o anche una spiaggia turistica che è già per sua conformazione uno spazio “preservato dal mondo” scaturisce dall’imprenditore che non vuole attriti con nessuno, come specifica: «ma il sito deve essere monitorato con un presidio ed ottenere le autorizzazioni».

Il responsabile di Arcigay ricorda la vena di volontariato che i fruitori naturisti hanno dimostrato, negli ultimi decenni, pulendo quel tratto di costa dove i rifiuti del mare si accumulano. «Ci facciamo suggeritori (verso il proprietario) di un cambio di destinazione d’uso di quest’area che possa essere delimitata con adeguati cartelli e ad uso esclusivo di attività naturista – si sbilancia -, tramite un accordo con associazioni nazionali riconosciute (a difesa di utenti ed ambiente marino)». Secondo Duca, assegnare a questo spicchio il titolo di “spiaggia naturista” costituirebbe un oggettivo richiamo turistico. La costante frequentazione dei nudisti, insieme alle verifiche della Polizia Municipale, sarebbe già il deterrente per frenare episodi legati alla trasgressione sessuale.

Marcella Ruggeri 

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