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Lipari tra archeologia ed ecosostenibilità

La madre delle isole Eolie,  l’antica Meligunis, così detta Lipari,  per la dolcezza del suo clima e meta preferita di differenti target per il trekking, l’archeologia e l’ecosostenibilità, merita sicuramente attenzione anche il centro storico,  dominato dalla cinta fortificata detta Castello,  posta su un’alta rupe a picco sul mare, da cui è possibile ammirare un bellissimo paesaggio. Ma altri punti panoramici vi permetteranno delle cartoline indelebili e delle immagini mozzafiato come quelle del Belvedere Quattrocchi un balcone naturale!

Archeologia: La sua Acropoli, una fortezza naturale che racchiude tra le sue mura 6000 anni di storia, antiche civiltà, uomini del Neolitico giunti fin qui sulla scia dell’ossidiana, la pietra nera taglientissima che fece dell’arcipelago il centro del più fiorente traffico del Mediterraneo,  è nota anche per  la sua montagna bianca di pomice che si tuffa nel mare offrendo un fondale di colori irreali con calde tonalità caraibiche. Tra i luoghi di maggiore interesse è possibile visitare il museo archeologico regionale eoliano, con sede nel complesso del Castello di Lipari, ed uno dei più importanti del Mediterraneo e presenta circa cinquanta sale, nelle quali i materiali archeologici sono esposti in ordine cronologico. Si possono ammirare materiali preziosi provenienti sia dall’abitato, che dai corredi funerari, vasi, cippi, steli tombali e sarcofagi in pietra che testimoniano dell’evoluzione del culto dei defunti. Inoltre ceramiche di tipi e fogge varie, maschere teatrali e statue fittili. Le Terme di San Calogero sono il più importante centro termale dell’isola, seppur non l’unico, scoperto  nel 1984, ha fatto supporre agli archeologi che le Terme di San Calogero venissero utilizzate già nel XV secolo a.C, il che rende il centro termale di Lipari il più antico del Mar Mediterraneo. Dal 2013 è stato realizzato un Ecomuseo della Memoria sulla storia delle Terme di San Calogero e della pomice di Lipari.

 Ecocostenibilità – Lipari  insieme a Panarea si sono poste in prima fila nella lotta contro la plastica usa e getta.  Molti turisti scelgono una meta , non solo per le sue bellezze, ma l’impatto sulla natura delle nostre scelte è un tema abbastanza caldo per le piccole isole in genere, tutelate e amate per prima da chi le vive tutto l’anno. Altre strutture ricettive dell’isola hanno iniziato da poco un percorso sostenibile, ma da tempo altre si sono poste obiettivi di sviluppo economico compatibile con il rispetto dell’ambiente.

Per gli amanti del Trekking: I percorsi per i trekkers invitano i turisti a pianificare le loro vacanze miste alla scoperta di sentieri che hanno l’obiettivo di lasciare i viaggiatori senza parole… sino alle Cave di caolino passando per Acquacalda, proseguendo sino a San Calogero si potrà ammirare ciò che resta delle sorgenti di acqua calda e le parti più suggestive della costa ovest di Lipari.

Le ghiottonerie liparoti: La Sicilia è nota in tutto il mondo per la sua enogastronomia, ma chi è stato a Lipari non può certo perdersi il pane cunzato a Marina Corta, una esperienza al tramonto di wine tasting accompagnato da un panorama inatteso, la degustazione della vera Malvasia con le Piparelle, il pesce cucinato come non lo avete mai assaporato… La cucina Eoliana si distingue per l’uso sapiente di erbe aromatiche come rosmarino, origano, basilico, aglio, menta e soprattutto di capperi e Malvasia. Tra i dolci tipici della tradizione eoliana si distinguono i “Gigi”, i “acauli”, i “sesamini”, i “pasticciotti” di zucca e “spicchitedda. Grazie ad un’intervista con Adelia, liparota Doc ed esperta di turismo locale, abbiamo avuto il piacere di aver raccontato il procedimento dei biscotti tradizionali di Lipari, quelli che faceva con la sua mamma e che con tanto affetto e stima ci ha voluto far dono con la ricetta originale! I Nacatuli Eoliani,  pasticcini di frolla siciliana aromatizzati con vino Malvasia e farciti con un profumato ripieno di mandorle, zucchero, cannella e agrumi. Minuziosamente ricamati con il “pizzicarolo” attrezzo fatto artigianalmente da persone del luogo.

Ingredienti: Kg. 1 farina, gr. 150 strutto, gr. 150 zucchero, 2 uova intere e 2 tuorli, un bicchiere di malvasia. Amalgamare la farina con lo strutto zucchero uova e in fine la Malvasia (vi raccomando quella originale). Mettere in frigo a riposare e preparare il ripieno tritando le mandorle con lo zucchero la cannella il mandarino. Stendere la frolla e porre un po’ del ripieno al centro di ogni dischetto e coprire con un altro dischetto, sigillando tutto attorno con le dita e rifilando i bordi con una rotella dentellata i bordi. Pizzicare e intagliare la superficie dei nacatuli in modo da abbellirla con disegni di fantasia e varie forme in rilievo. Quindi cuocere i nacatuli in forno a 180 °C fino a leggera doratura (20 minuti circa).

Non dimenticate tra i vari souvenir di mettere in valigia un geco in ceramica, segno di buon auspicio e buona fortuna!!

 Paola F. J. Torrisi

 

 

 

 

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